Consoli e consolati appartenenti a CCVV - Corpo Consolare Venezia e del Veneto

RUOLO DEL CONSOLE

L’evoluzione del ruolo
Un “promoter” essenziale per la crescita
Il console cambia volto

di Dr. Daniele Cunego (CONSOLE PAESI BASSI - VERONA)*

 

La maggioranza delle persone ignora l’attività di un console. Ma si tratta di una figura che ha una lunga storia alle spalle. Già Erodoto, nell’Antica Grecia, parla nei suoi scritti di agenti la cui figura giuridica prefigura quella dei consoli-giudici del Medioevo ed il ruolo svolto oggi dagli attuali consoli onorari. E gli Egiziani concessero ai Greci residenti a Naucratis il diritto di eleggere i propri magistrati, affinché amministrassero la giustizia secondo la loro legge nazionale.

 

Nel Medioevo, il console iniziò ad acquistare le caratteristiche attuali e dalla nomina da parte dei residenti in loco si passò a quella disciplinata, con atto pubblico dal governo dello Stato inviante. I secoli XV e XVI sono stati favorevoli allo sviluppo dell’istituto consolare ed una fitta rete di uffici venne istituita negli scali marittimi europei, su iniziativa soprattutto dei Paesi Bassi e dell’Inghilterra. Le loro funzioni erano soprattutto la protezione dei connazionali, lo sviluppo del commercio e la giurisdizione.

 

A titolo di esempio basti ricordare Venezia e le Province Olandesi. Queste ultime aprirono un consolato nella città lagunare nel 1614, con lo scopo di assistere i mercanti olandesi nelle difficoltà legali, politiche e negli affari, diventando de facto dei diplomatici ausiliari. Sono state rinvenute anche le lettere firmate da Riccardo III d’Inghilterra per la nomina nel 1485 del fiorentino Lorenzo Strozzi a titolare del consolato inglese di Firenze. Nel corso del tempo, la maggiore libertà economica, l’espandersi del commercio mondiale e l’emigrazione hanno reso sempre più necessaria l’istituzione dei consolati. Gli Stati sovrani hanno perciò emanato disposizioni regolanti l’istituto: si rammentano i Regolamenti Consolari Olandesi del 1786 e gli Atti del Servizio Consolare degli Stati Uniti d’America del 1792. Ma la vera svolta per la figura del console giunge con la conferenza di Vienna dalle Nazioni Unite, che ha dato vita alla Convenzione sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963. Tale Convenzione ha disciplinato per la prima volta in modo organico le regole di diritto internazionale consuetudinario.

 

La Convenzione – nell’edizione originale in francese, storica lingua della diplomazia – elenca i doveri del console: in primis deve proteggere gli interessi dello Stato rappresentato ed i propri cittadini. Ma l’aspetto più interessante è di ordine economico, in quanto il console deve favorire lo sviluppo di relazioni commerciali tra i due Stati.

 

Il console, dunque, si trasforma involontariamente in un promoter naturale – quale profondo conoscitore del Paese rappresentato – rimanendo però ancorato ai doveri di un civil servant. Si informa, e relaziona, sulle condizioni e sull’evoluzione della vita economica nell’area di propria competenza, favorisce i rapporti culturali e scientifici. Tutto ciò porta a ritenere che il console rimane oggi un trait-d’union naturale tra il Paese rappresentato e la realtà del luogo in cui esercita la propria funzione. Una figura, quindi, indispensabile.